Musicawardscontest.it è il sito web del concorso a premi abbinato alla competizione canora "MUSIC AWARDS NEXT GENERATION 2.0", la cui finale è stata trasmessa su RAI 1 il 3 giugno. Il concorso si è concluso il 28 maggio.

Futureland.it ha sviluppato sia il sito web che l'intera meccanica di gioco del concorso a premi e redatto le pratiche burocratiche necessarie. Gli utenti avevano la possibilità di votare gli artisti in gara direttamente sul sito web, confermando poi il loro voto via SMS.

PARIX
Sono un polistrumentista, autore e cantante italiano contemporaneo. Compongo le mie canzoni partendo spesso da giri di pianoforte che sogno o che al risveglio sento risuonare nella testa. Ho sempre percepito la musica come una valvola di sfogo, un mezzo attraverso cui raccontarmi e allo stesso tempo un modo per buttare fuori lo stress quotidiano a cui la vita sottopone me, come tutti.

Spesso le mie canzoni parlano “con me” o comunque, sono certo, sono modi del mio io per dirmi delle cose, lanciarmi dei messaggi; messaggi, ad onor del vero, che spesso capisco qualche giorno dopo aver scritto il pezzo, riascoltandolo. C’è chi dice che mentre scrive si sente in preda ad una sorta di trance, non è esattamente così per me, ma è vero che quando scrivo vengo preso da un impeto che mi rende forse poco lucido.

Ma facciamo un salto indietro...

Mi sono sempre sentito fin da piccolo profondamente legato alla musica, in particolare a quella classica. Quando mio padre mi regalò una tastierà, “così, tanto per strimpellarci”, ci misi pochissimo tempo per imparare a suonarla, a suonare le canzoni che mi piacevano in quel periodo. In casa c’era anche una chitarra acustica; l’avevo adocchiata già da qualche anno ma avevo ancora le mani troppo piccole e quando le passavo davanti le promettevo che prima o poi, quando mi fossero cresciute le mani, l’avrei presa in mano e suonata. La batteria, invece, è entrata nella mia vita grazie ad uno zio che ne possedeva una. Ogni volta che andavo da lui nessuno riusciva a staccarmi da grancassa, rullante, piatti e tamburi. Ho tormentato talmente tanto i miei genitori che alla fine furono costretti a comprarmene una. Nel frattempo (per fortuna) sono cresciuto abbastanza per maneggiare una chitarra e quando me ne regalarono una elettrica ci misi davvero molto poco per mettere in piedi una band, i Poison Dealers, di cui ero cantante, pianista e chitarrista (alla batteria c’era un amico di gran talento).

In quel periodo, a differenza di tutti i miei amici, continuavo a suonare e ad amare il Nu metal e il Rock a cui allo stesso tempo affiancavo classici come Mozart e Chopin. Amavo allo stesso modo il Rap tanto da ritrovarmi spesso la sera a fare Freestyle con gli amici che frequentavano allora il mondo dell'hip hop, da poco arrivato in Italia. Bologna però mi andava stretta e a 20 anni ho deciso di mollare tutto e trasferirmi a Londra, armi, bagagli e strumenti. È stato impossibile non farmi influenzare da quella città, dal suo mood e dal suo ritmo. Hard Rock, New Metal, hip hop, r’n’b e tanto altro, tutto mischiato insieme, così come nel tempo ho imparato a mischiare l’italiano e l’inglese per riuscire ad esprimermi al meglio. È stata Londra a vedere nascere per la prima volta il PARIX “one man band” e a sentir le mie prime canzoni. Londra però aveva addosso una data di scadenza, un limite temporale alla mia permanenza che, l’ho capito solo dopo, in realtà ha segnato l’inizio di una nuova strada. Tornato in Italia comunque Londra non ha smesso di far sentire i suoi effetti, tanto che i due album “one man band” che ho autoprodotto sono stati cantati in inglese. Grazie a questi due lavori ho conosciuto Shablo, che mi propose di riprendere in mano tutti i brani che avevo scritto in inglese e ricantarli in italiano cercando però di renderli più “Parixizzati”, cercando quindi di metterci dentro davvero me stesso, tutto il mio mondo.

Parix